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Caleb e la plausibile invidia per la sua cecità emotiva

Caleb, è plausibile invidiare un uomo malato di cecità emotiva? Così voglio iniziare a raccontare la sua storia. Immaginate un giorno di non provare paura per nulla: perdita del posto di lavoro, povertà, malattie, morte di una persona cara o della propria, immaginate che tutti gli eventi che terrorizzano anche il più forte di corpo e di spirito un giorno non vi suscitino alcuna paura, immaginate di trovarvi nella situazione di uscire di casa e vivere la vostra giornata comportandovi in maniera consapevole come se nessuno tra questi eventi possa minimamente scalfirvi qualora accadesse. Certo al confronto il giudizio della gente o il provarci con una ragazza, il chiedere al capo una promozione o l’affrontare un esame parrebbero sciocchezzuole … Voi come vi sentireste? Di sicuro forti se non addirittura invincibili, e se vi dicessi che ci sono uomini che vivono proprio così (e non si tratta di monaci Shaolin!) , esseri umani che consapevolmente vivono ogni situazione della quotidianità non avendo mai nella loro vita provato la sensazione della paura o qualsiasi altra emozione, provereste invidia per loro?

Certo come tutti sappiamo ogni cosa ha un prezzo da pagare, in questo caso il rovescio della medaglia sarebbe non provare altre emozioni positive come l’amore per un partner o per un figlio, la gioia, la compassione, la solidarietà.

Proprio questo è il modo di vivere di Caleb. Caleb non è un monaco Shaolin, né un super addestrato agente della CIA, Caleb è un malato di alexitimia (detta anche cecità emotiva), ovvero un disturbo cerebrale che appunto non permette al cervello di riconoscere le emozioni. La natura di questo disturbo appare collegata a molte altre malattie come la schizofrenia e l’autismo, la differenza sostanziale, almeno nel caso di Caleb è la consapevolezza.

Questa incapacità di classificare e riconoscere tutte le emozioni umane lascia tuttavia i suoi segni sul fisico: le emozioni di Caleb sono sostituite da pressioni e stress fisici sulle quali egli sta lavorando per insegnare al suo cervello ad associare tali sensazioni alle parole, in modo da “capire” cosa siano; quest’ultimo passaggio può far pensare ad un problema prettamente linguistico, ed in effetti negli anni ’70 quando questo disturbo fu studiato si pensava fosse semplicemente legato al linguaggio, in realtà è di natura cerebrale e pare vada ad inficiare le comunicazioni tra i due emisferi.

Caleb, intervistato non è apparso tuttavia dispiaciuto per il suo stato (anche probabilmente perché non conosce il dispiacere …); egli ha dichiarato che ci sono dei vantaggi, come per l’appunto non dover avere paura di malattie, catastrofi e morte e di non sentire la nostalgia per la mancanza di persone care. Si è detto comunque intenzionato ad “imparare” le emozioni positive verso sua moglie ed i suoi figli.

Il quesito a cui questo articolo riporta è il seguente: secondo voi è plausibile provare invidia per la malattia di Caleb? O formulato diversamente: sareste disposti a sacrificare l’amore per vivere il resto della vostra vita senza nessuna paura?

A voi il dibattito, noi di #laquiete abbiamo già deciso.

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